LOTTA
Le nostre lenti non saranno mai più trasparenti
Le nostre lenti non saranno mai più trasparenti
Il racconto di LOTTA da Belém, dopo l’intervento di Célia Xakriabá
A firma di LOTTA (Carlotta Sarina) che con LILLO documenta la COP30 dal punto di vista delle popolazioni autoctone e della CUPOLA DOS POVOS.
In questo link la versione in inglese
In questo link il reel realizzato per Extinction Rebellion
Belém, 12 novembre 2025 | A Belém, nella sala gremita per l’inaugurazione di Casa Marakà, uno spazio di arte e comunicazione delle comunità autoctone dell’Amazzonia, la prima deputata federale indigena di Minas Gerais, Célia Xakriabá, ha parlato dell’importanza dell’informazione e della comunicazione indigene:
«Non si parlava di come noi siamo davvero. Era una comunicazione sui popoli indigeni, non con i popoli indigeni. Ma dal momento in cui abbiamo cominciato a realizzare i nostri documentari, ogni comunicatore e comunicadora racconta con il proprio sguardo.»
Célia spiega che ogni giornalista, ogni regista, conosce il limite tra il segreto e il sacro. «Ci sono cose che non si mostrano in un film, e noi sappiamo fin dove possiamo spingerci: il sacro non si espone, si custodisce.»
Durante la pandemia, quando il Congresso brasiliano tentava di ridurre al silenzio le mobilitazioni indigene, è nata una risposta collettiva: «Abbiamo deciso di fare l’Acampamento Terra Livre online. Anche se ci avessero ascoltati solo in dieci, sarebbe bastato. Dopo tre giorni, grazie ai media indigeni, erano con noi più di tre milioni di persone.»
Poi ha aggiunto, con un sorriso che ha abbracciato la sala: «In realtà la comunicazione indigena non è solo una comunicazione antirazzista, è una comunicazione anteriore al razzismo.»
Questa frase mi ha colpita per la sua semplicità disarmante. Dice, senza bisogno di spiegare, che siamo stati noi occidentali a inventare il concetto di razzismo e a portarlo dove non esisteva nemmeno come idea.
Parlando di cinema, Célia ha osservato la paura che ancora esiste verso la forza dell’immaginario: «Sapete cosa non sopportano? Vedere un film indigeno vincere un Oscar. È questo che non sopportano: che abbiamo imparato a combattere con le loro stesse armi. Solo che noi lo facciamo a modo nostro: con gioia, con ironia, con spirito ancestrale.»
Quando in passato le è stato chiesto se esistesse un’identità visiva per la comunicazione indigena, ha risposto senza esitazione: «Sì, saranno le nostre vesti, i nostri abiti, la nostra pelle la nostra identità visiva.»
Da lei imparo anche questo: che la forma può diventare sostanza, che l’abito e la voce, nella loro autenticità, sono linguaggio. Mi interrogo, studio e ricerco per cercare di fare lo stesso nella mia musica e nei miei spettacoli: non rappresentare qualcosa, ma sentirlo dentro, incarnarlo. Ogni gesto è politico. Ogni scelta comunica e ha un impatto sul mondo.
E poi la chiusura, che ha attraversato la sala come un’onda, facendoci tutte e tutti esplodere in un applauso: «Le nostre lenti non saranno mai più trasparenti. A volte portano le macchie di sangue di chi fugge dal Mato Grosso do Sul per denunciare una violenza. A volte si appannano di lacrime, o si colorano di jenipapo. Ma queste lenti non saranno mai più trasparenti, perché oggi la comunicazione indigena è una freccia precisa e diretta.»
È stata una lezione di libertà. Célia parla di lotta, ma lo fa con la grazia di chi conosce la leggerezza delle verità più profonde: per arrivare lontano non bisogna colpire, bisogna saper volare. Essere frecce, sì, ma frecce che danzano. Frecce che arrivano al cuore non per ferire, ma per risvegliare. Frecce che attraversano l’aria con ironia e gioia, come possono fare la musica, la danza, la poesia. E penso che questa sia la lezione più grande di tutte: l’arte serve a svelare la verità senza violarla, a riportare nel presente ciò che le culture antiche avevano già capito, che il mondo non si possiede, si custodisce. Se avessimo ascoltato quelle culture invece di cancellarle, forse oggi non avremmo una crisi climatica da risolvere.
Come scrive LILLO in un suo articolo: «Il cambiamento non arriverà da un documento, ma da come sapremo intrecciare le nostre lotte».
E io credo che le lotte più antiche, quelle che nascono dalla Terra e non dal potere, siano anche le uniche capaci di guarirla.
LOTTA (Carlotta Sarina) Belém, COP30 | La COP dei Popoli
Per maggiori informazioni:
Mirandola Comunicazione
Marisandra Lizzi
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+39 348 3615042
Uploaded on 11/11/2025
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LA COP DEI POPOLI | LOTTA alla COP30 con LILLO (Lorenzo Barili)