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Pochi italiani in Serie A, nazionale fuori dai Mondiali: la rinascita del calcio italiano deve partire dalla revisione di strumenti economico-finanziari
Pochi italiani in Serie A, nazionale fuori dai Mondiali: la rinascita del calcio italiano deve partire dalla revisione di strumenti economico-finanziari
Oltre il 60% dei tesserati del massimo campionato italiano provengono dall’estero: un dato non correlato solamente ad aspetti tecnici, ma anche fiscali ed economici. Le evidenze fanno riemergere anche l’esclusione dell’Italia dai Mondiali e la necessità di rifondare il sistema calcistico
Rivedere il meccanismo della Stanza di Compensazione della Lega, introdurre definitivamente l’apprendistato per i calciatori sotto a una certa età e abolire il divieto per i club di sponsorizzazioni connesse al betting: la ricetta per rilanciare il movimento
Milano, 22 aprile 2022 - Più della metà dei calciatori presenti nel campionato italiano di Serie A sono stranieri: la percentuale relativa alla stagione 2021-2022 è altissima, pari al 62,1% (fonte: Transfermarkt.it). Il dato non è correlato soltanto ad aspetti tecnici, ma anche fiscali ed economici. La bassa percentuale di calciatori italiani presenti nel nostro campionato fa riemergere anche la tragica esclusione dell’Italia dai Mondiali del Qatar: l’alta incidenza del numero di giocatori stranieri porterà sempre più a un impoverimento dei talenti che andranno in nazionale. Ne deriva la necessità di rifondare, almeno in parte, il sistema calcistico. E questa rifondazione deve partire non da analisi tecniche, ma dalla revisione strutturale di alcuni strumenti economico-finanziari che appartengono al calcio italiano.
“È difficile dire se la questione legata all’alta percentuale di stranieri presenti nel nostro campionato sia di natura tecnica o finanziaria, ma l'aspetto finanziario è comunque impattante. Nel trasferimento dei calciatori, ad esempio, i istituti, di natura fiscale, come il Decreto Crescita o, di natura regolamentare, come il Contributo di Solidarietà giocano un ruolo importante”, ha spiegato Valerio Casagrande, Chief Financial Officer del Parma Calcio e Coordinatore Scientifico del Master Economia e Finanza del Calcio Professionistico della 24ORE Business School.
Quella presentata da Valerio Casagrande è stata una vera e propria ricetta fatta di soluzioni per rilanciare il sistema calcio italiano, con un’analisi che trascende l’aspetto tecnico e che si concentra invece su una revisione di carattere economico-finanziaria, con lo scopo di valorizzare i vivai e gli impianti sportivi dei club italiani. La soluzione proposta si articola in tre punti chiave su cui lavorare per modificare il sistema, partendo dalle sue fondamenta: accrescere l’attrattività del sistema e favorire gli investimenti necessari a riattivare il ciclo della domanda e dell’offerta, promuovere il miglioramento infrastrutturale (stadi e centri sportivi), rilanciare lo sviluppo e la valorizzazione dei giovani talenti da parte dei club italiani. Per ognuno dei tre punti chiave Valerio Casagrande delinea numerose iniziative concrete applicabili in diverse aree, tra cui le principali riguardano la Stanza di Compensazione della Lega e il divieto per i club di sponsorizzazioni connesse al betting.
La Stanza di Compensazione della Lega, un istituto tipico ed esclusivo del calcio italiano non essendo presente nel contesto internazionale, è un altro elemento che entra in gioco e su cui pianificare una sostanziale modifica. Costituisce il meccanismo, gestito dalle Leghe Professionistiche e basato sulle fideiussioni, tramite il quale sono regolate, dal punto di vista finanziario, le operazioni di calciomercato realizzate tra club italiani.
Tra gli effetti della pandemia, il calcio ha visto anche un processo di transizione di governance che ha comportato l’ingresso di proprietà straniere nel calcio italiano. Questo processo ha amplificato gli effetti generati dal meccanismo della Stanza di Compensazione a favore dell’acquisizione di talenti provenienti dai campionati esteri.
“Il meccanismo della Stanza di Compensazione ha dignità e una logica, ma è molto costoso a causa delle fideiussioni che ne costituiscono un elemento rilevante. Questo porta a preferire i trasferimenti dall’estero, dove le fideiussioni non esistono da principio e da regolamento. Queste, tra l’altro, sono meno accessibili per le proprietà straniere le quali sono quelle che, in questo momento storico, hanno maggiore liquidità da investire nel calciomercato: si arriva così al paradosso che i soldi investiti dalle proprietà estere vanno, in parte, fuori dal calcio italiano. Questo deve essere un fattore che porta a una mobilitazione di tutti, sia dei club che della Figc, la quale dovrebbe incentivare l’interesse nei confronti dei calciatori italiani e promuoverne la crescita. Da questo punto di vista mi pare che ci dovrebbe essere una naturale convergenza tra le parti”, ha affermato Valerio Casagrande, Chief Financial Officer del Parma Calcio e Coordinatore Scientifico del Master Economia e Finanza del Calcio Professionistico della 24ORE Business School. “La Stanza di Compensazione della Lega dovrebbe quindi essere ripensata: si può pensare di rendere il sistema italiano almeno parzialmente aderente alla prassi internazionale, che non prevede da regolamento le fideiussioni, cercando quindi delle alternative per la tutela dei creditori tramite altri strumenti economico-finanziari. Può essere una rivoluzione di grande portata, ma allo stesso tempo di grande utilità”.
Il secondo aspetto si lega al divieto esistente, per i club italiani, di sponsorizzazioni e partnership connesse al mondo betting, i cui ricavi sono estremamente significativi. Le discussioni attualmente in atto riguardo una possibile sospensione da parte del governo di questo veto sono finalizzate a trovare un equilibrio delle risorse economiche che sappiano valorizzare il mondo sportivo e, allo stesso tempo, attenuare il problema della ludopatia.
“Si potrebbe pensare di porre l’obbligo di destinare i proventi derivanti dal betting allo sviluppo dei settori giovanili o all'ammodernamento degli impianti sportivi. Ciò comporterebbe maggiori investimenti connessi a una finalità sia etica che morale. Al fine di assicurare che tali proventi siano utilizzati per gli scopi prefissati, sarebbe necessario prevedere una rendicontazione puntuale dei costi sostenuti: questo sistema è già in funzione per la Serie B e la C, che ricevono la cosiddetta mutualità, una percentuale sui ricavi della Serie A che si può ottenere dimostrando di aver destinato risorse economiche in determinati ambiti come i vivai o gli stadi. Allo stesso modo, si potrebbe fare con i ricavi da betting. Quindi, la finalità di questa modifica strutturale sarebbe funzionale allo sviluppo dei calciatori italiani e dell’intero sistema calcio italiano”, ha concluso Valerio Casagrande, Chief Financial Officer del Parma Calcio e Coordinatore Scientifico del Master Economia e Finanza del Calcio Professionistico della 24ORE Business School.
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Uploaded on 22/04/2022