SMILY Academy

La sostenibilità si impara dagli indigeni: l\'Italia guida l\'Occidente in un progetto rigenerativo internazionale

La sostenibilità si impara dagli indigeni: l’Italia guida l’Occidente in un progetto rigenerativo internazionale

Un’innovazione sostenibile può avvenire soltanto rivedendo il paradigma estrattivo e l’ottica occidentalocentrica: Smily Academy porta talenti da tutto il mondo a imparare dagli indigeni come fare eco-impresa con approccio rigenerativo, Italia capofila del progetto internazionale che attualmente coinvolge Ghana, India, Brasile ed Europa

Cibo-clima-salute hanno sempre l'innovazione come strumento di ulteriore sviluppo, da qui il partenariato italiano con ITIR università di Pavia in primis. Dei 37 partner che supportano i progetti dei 26 talenti provenienti da tutto il mondo, la maggior parte sono italiani

Milano, 30 aprile 2024 - È l’Italia a guidare il progetto Smily, che ha portato ad Assam 20 project work che formeranno una rete internazionale di scambio, nell’ottica del dono e della contaminazione tra Oriente e Occidente. Essi si dividono nelle quattro categorie individuate nel quadro strategico della FAO per il periodo 2022-2030: migliore alimentazione, migliore produzione, migliore ambiente e vita migliore; e coinvolgono gli smiler: esperti, istituzioni, attivisti, studiosi, giovani imprenditori e artisti per un approccio olistico ai problemi e alle soluzioni. Da poco rientrati da questa prima esperienza, tra gli smiler 8 sono italiani, 14 indiani, 1 africano, 1 americano, 1 messicana e 1 thailandese. Il progetto è però solo all’inizio, seguiranno infatti ulteriori esperienze in diversi Paesi del mondo: tra quelli attualmente coinvolti dal progetto si trovano Ghana, India, Brasile ed Europa, a cui se ne aggiungeranno altri grazie alla collaborazione con la rete di Al Gore.

Per comprendere il funzionamento del progetto Smily, basti vedere che ognuno dei 20 “semi” piantati nel terreno rigenerativo di Assam, contaminato con le esperienze indigene, individuando un nuovo paradigma di impresa affidato alle nuove generazioni, è stato adottato da uno o più partner, anch’essi smiler, che hanno creduto fin dall’inizio nel progetto spendendosi attivamente per sostenere questo disegno di futuro. Dei 37 partner la maggior parte sono italiani, come anche una delle founder, Claudia Laricchia, prima occidentale a capo della cooperazione internazionale strategica del Forum degli Indigeni, fondato da The Forest Man of India.

I partner internazionali, a maggioranza italiana, che hanno abbracciato il progetto sostenendo le iniziative dei talenti internazionali sono: G7 Official engagement group Women7, Al Gore's The Climate Reality Project India and South Asia, UNDP CoFSA, United Nations Development Program Conscious Food Systems Alliance, World Food Farmer Markets Coalition di FAO, NNedPRO Cambridge, ITIR Institute of Transformative Innovation and Research of the University of Studies of Pavia, EIIS European Institute of Innovation for Sustainability, Sumus Italia, Dot Academy, Food for Mind, The Music of the Plants, GammaDonna, B Women Italy, Way2Global, Cucina Diffusa SoLunch, Fiordelisi, ANGI Italian National Association of Young Innovators, Fireball Federation, Panbaree Manchaans, M&M Industries, Cikod, Center of Indigenous Knowledge and Organizational Development, The Forest Man Foundation, NGO Indigenous People’s Climate Justice Forum, Innovator Mag, The Map Report, Fortune Italia, Edible Issue, Edible Planet Ventures, Mirandola Comunicazione, Mahabahu Magazine, UP TV, NovaLab.

Per ogni ambito vari project work hanno dunque incontrato la comunità indigena di The Forest Man of India.

Nell’ambito della migliore alimentazione, Giorgia Draisci ha portato ad Assam il progetto Connecting Dots: Digital Transformation and Indigenous factor for feeding the Planet, un hub indigeno che sfrutta una piattaforma digitale per connettere le tribù tra loro e con il mondo, mentre Nicolò Sancassani il  progetto One Health: Assamese seeds for holistic nutrition, incentrato sulle mille diverse specie di piante medicinali di Assam, per promuovere anche il turismo sostenibile.

Nell’ambito della miglior produzione InnoNature: purpose driven cutting edge technologies to lead a smily future, progetto di Utsav Soni, per impiantare innovazione purpose driven in tutte le eco-imprese al fine di valorizzarne l’impatto sociale e ambientale, mentre Devikha Mohan, Claudia Laricchia e Rosee Devi Phukan Women empowenment, con lo scopo di affrontare le sfide delle cooperative femminili Kaziranga Haat in Assam e in particolare di promuovere il loro eccezionale lavoro di tessitura fatta a mano a livello globale attraverso un e-commerce e una strategia di branding. Munmuni Payeng, pluripremiata ambientalista e leader della comunità Mising dell’Assam, ha portato invece Humans for Nature: indigenous approach to entrepreneurship.

Alla sezione migliore ambiente fa capo il progetto InfiniTea di Matteo Salerno, finalizzato allo studio, alla mappatura e all’esportazione delle eccellenze del tè assamese a partire da Jorhat, la capitale del tè: un prodotto per avvicinarsi a un’esperienza sistemica del fattore indigeno. Tuingamla Angkang e Chinmoyee Rajkumari porteranno Circular economy and waste management: eco-bridge with India and From food waste to fertilizers, per creare un ponte di economia circolare tra Oriente e Occidente, scambiando le migliori pratiche e migliorando le soluzioni basate sulla natura. Rituraj Phukan, Chiara Maero e Mathias Kpetehoto si sono occupate di 5 million trees: how to tackle drought and lead on climate, per trovare soluzioni tecnologiche alle sfide della siccità, già affrontate in questi anni di piantumazioni di più di 5 milioni di alberi in Assam, Mathias ha portato dunque la sua esperienza nella gestione dell’acqua.

Per quanto riguarda la vita migliore una mostra fotografica di Roberta Bonacossa: Photo exhibition: "The Indigenous factor", sfruttando l’arte come linguaggio più efficace per la divulgazione, con l’obiettivo di trasformare in azione la conoscenza delle 97 comunità indigene dell’Assam. Nadia Paleari e Kuldeep Phukan propongono Identity is sustainability. Italian Smily hub in marginal areas, in italiano NEST (Nuovo Ecosistema di Sviluppo Territoriale), per una metodologia di impatto sociale inclusiva e innovativa, che porti al centro dei modelli di sviluppo rigenerativo le aree marginali. Luca di Bari ha progettato il Forest Man Museum attraverso un’architettura ecosistemica fatta di connessioni digitali ed eventi phigital, con il progetto The Forest Man Museum: un'orchestra d'arte sinfonica nella foresta di Molai. Andrea Grieco e Roberto Rampi hanno invece scelto di portare Global Advocacy Movement for Climate Justice, per la progettazione, nelle comunità, di strumenti di coltivazione, che inquadrino la giustizia climatica nel contesto dei diritti umani, ma anche in quello delle opportunità di eco-business.

Anusha Murthy ed Elizabeth Yorke pubblicheranno un libro sulla Smily Experience, raccontando le storie dei principali attori, nell’ottica del progetto The future is Smily: a conscious humans journey. The Book of the XP. Max e Fabiola Bartoli insieme a Jair Ravelo si occupano di Sport, benessere e fattore indigeno: quali connessioni e iniziative? Il documentario Smily XP, all’interno del quale hanno organizzato il primo match Fireball nella foresta di Molai, sport iconico perfetto per mostrare valori e spirito di squadra.

Da poco rientrato dalla prima experience ad Assam, con il lancio avvenuto in India per voce dell’ambasciatore italiano Vincenzo de Luca, che ha usato queste parole significative, il progetto di Smily è pronto a proseguire verso nuove mete ed esperienze, portando a bordo nuove realtà e talenti.

Nel frattempo, uno dei founder del progetto, Rituraj Phukan, sarà uno dei relatori al prossimo Summit di Women 7, engagement group del G7 cui partecipa la stessa Claudia Laricchia con focus su climate justice, che si svolgerà a Roma dal 8 al 9 maggio, mentre Andrea Grieco, altro founder, prenderà parte all’engagement group giovani.

 

Caricato il 30/04/2024

Condividi

Organizzazione