Bocconi
Misure anticorruzione: luci e ombre nella pubblica amministrazione
Aumentano le strategie della pubblica amministrazione per prevenire la corruzione, attraverso l’introduzione di misure ad hoc, ma mancano sufficienti strumenti di controllo e monitoraggio. È questa la principale evidenza emersa dallo studio condotto dal Laboratorio Frodi dell’Osservatorio di revisione di SDA Bocconi in collaborazione con PwC, che fotografa l’applicazione, in oltre 200 enti pubblici negli ultimi 2 anni, della legge n.190 del 2012 (‘Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione’).
I risultati saranno presentati oggi alle 17 a Roma durante il convegno ‘Prevenire la corruzione nel settore pubblico’ organizzato da AREL, PwC, SDA Bocconi e UniCredit.
Sono state condotte interviste in 205 enti pubblici (aziende del SSN, Camere di commercio, Enti Pubblici Territoriali, Università pubbliche, ecc.) per verificare le misure di prevenzione introdotte a cui è seguita un’approfondita analisi dei Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione (PTPC), delle Relazioni Annuali dei responsabili e dei siti istituzionali di 118 comuni capoluogo di provincia.
L’analisi evidenzia la conformità in generale rispetto a quanto previsto dalla normativa: il 99% degli enti intervistati ha emanato il proprio PTPC; il 99% ha nominato il Responsabile della Prevenzione della Corruzione (RPC); il 94% ha adottato un proprio codice di comportamento; il 95% dei comuni capoluoghi di provincia ha nel proprio sito una sezione ‘Amministrazione Trasparente’.
Emerge però una certa incoerenza circa il concreto approccio per prevenire i comportamenti corruttivi, con procedure che talvolta si limitano alla definizione di presidi di prevenzione senza prevedere attività di controllo. Per esempio, il 71% ha introdotto una policy volta a regolare la selezione dei fornitori ma solo l’8% valuta le performance dei fornitori selezionati.
Inoltre, mancano presidi in molti enti pubblici e amministrazioni e si registra un’implementazione non sostanziale delle misure di prevenzione. Il 60-70% di enti pubblici non ha una disciplina specifica circa alcune aree a rischio come le spese di rappresentanza, donazioni, spese del personale dirigente. La maggioranza ha poi implementato un programma di risk assessment, ma dall’analisi dei PTPC emerge che il 41% del campione non indica quali misure di prevenzione intende attuare né in quali tempi e a chi è affidata la responsabilità.
Infine, traspare che talvolta l’applicazione delle regole è solo formale. Riguardo la trasparenza, per esempio, il 95% dei comuni capoluogo di provincia ha una sezione “Amministrazione Trasparente” nel proprio sito ma essa non riporta i principali temi per cui è indicato fornire informazioni e solo il 15% ha previsto un flusso informatico adeguato.
“Le strategie di prevenzione introdotte rappresentano un indubbio passo avanti nel contrasto alla corruzione e dalle analisi svolte emerge un elevato livello di implementazione della norma,” spiega Massimo Livatino, responsabile dell’Osservatorio di revisione di SDA Bocconi e coordinatore della ricerca unitamente a Angela Pettinicchio, direttrice del Laboratorio Frodi, “tuttavia, emergono incongruenze che sembrerebbero indicare, in alcuni casi, un approccio all’applicazione della legge più formale che sostanziale”.
Aggiunge Franco Lagro, Partner PwC: “La ricerca ha evidenziato che non sempre l’adozione dello strumento si accompagna al necessario monitoraggio e alla verifica della sua efficace implementazione da parte della stessa Amministrazione, in termini di controlli operativi sulle attività a rischio e misurazione dei risultati raggiunti.”
Enrico Letta, per l’AREL: “Lo studio che verrà presentato è fondamentale perché l’applicazione delle varie normative anticorruzione non sia solo formale, come spesso accade, ma sia davvero effettiva e sostanziale”.
Appare quindi auspicabile, concludono gli autori, che le istituzioni centrali (quali i ministeri e i dipartimenti competenti e l’ANAC) diffondano linee guida in grado di indirizzare e facilitare la redazione dei piani stessi e il loro successivo monitoraggio. Ciò aumenterebbe l’efficienza nella predisposizione dei piani di prevenzione e agevolerebbe la misurazione dell’implementazione della norma e, soprattutto, dell’effettiva efficacia delle misure introdotte.
Caricato il 14/07/2015