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“PMI tra crisi, energia e AI: il rischio è sottovalutare la trasformazione digitale"

COMUNICATO STAMPA
Osservatori Digital Innovation

“PMI tra crisi, energia e AI: il rischio è sottovalutare la trasformazione digitale"

 

Secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, il 76% delle PMI italiane non ha investito né prevede investimenti nell’Intelligenza Artificiale e solo il 7% ha avviato programmi strutturati di formazione sull’AI. Il 47% non ha svolto attività di Ricerca e Sviluppo negli ultimi tre anni.

Le PMI restano il cuore produttivo del Paese. Oltre 240mila imprese generano più del 40% del fatturato italiano e occupano circa il 40% della forza lavoro privata, con un ruolo decisivo anche nella tenuta sociale e territoriale delle economie locali.

 

I dati possono essere ripresi citando come fonte l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano e includendo il relativo link.

Da oggi è disponibile l’infografica gratuita con i dati chiave della ricerca, condivisibile attraverso questo link.


Milano, 21 maggio 2026 – Le PMI italiane operano in uno scenario segnato da crescente incertezza geopolitica, volatilità dei costi energetici, difficoltà nel reperire competenze qualificate e pressione competitiva sempre più forte. Eppure, proprio mentre l’Intelligenza Artificiale accelera la trasformazione dei mercati, una parte rilevante delle piccole e medie imprese italiane non sembra ancora percepire il digitale e le tecnologie emergenti come una priorità strategica. 

Secondo la Ricerca 2025-2026 dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, il 76% delle PMI italiane non ha investito né prevede investimenti nell’Intelligenza Artificiale. Solo il 7% ha avviato programmi strutturati di formazione sull’AI per i propri collaboratori. 

Il dato racconta un paradosso. Le PMI riconoscono la complessità del contesto internazionale, ma faticano ancora a collegare trasformazione digitale, soprattutto le tecnologie emergenti, alla propria capacità competitiva futura.

Sono i principali risultati emersi dalla nuova edizione della ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI, presentata oggi durante il convegno “Affrontare l’incertezza, generare competitività: la sfida per le PMI”. Uno dei 60 filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation della POLIMI School of Management (www.osservatori.net) che affrontano tutti i temi chiave dell'Innovazione Digitale nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione e che analizza ogni anno i trend del mercato italiano.

Le PMI rappresentano un pilastro dell’economia italiana: oltre 240 mila imprese, circa il 40% della forza lavoro privata e oltre il 40% del fatturato complessivo del Paese. Il loro ruolo non è solo economico, ma anche sociale e territoriale, perché da loro dipendono competenze, occupazione e valore generato nei territori in cui operano.

“La vera questione non è quante PMI utilizzino già l’Intelligenza Artificiale, ma quante siano realmente pronte a farlo in modo efficace”, afferma Claudio Rorato, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano. “L’AI non è una scorciatoia. È una tecnologia potente, ma richiede visione, competenze, processi adeguati e cultura del dato. Un’impresa non può passare dalle scuole primarie all’università dalla sera alla mattina, prima deve costruire le condizioni organizzative e culturali per usare bene questi strumenti. Il ritardo più preoccupante non è solo nell’adozione della tecnologia, ma nella capacità di prepararsi al suo impiego.”

Digitale: cresce la spesa, ma il mercato resta polarizzato

Nel 2025, oltre una PMI su due ha aumentato la spesa per la trasformazione digitale rispetto al 2024. Il dato è positivo, ma nasconde una forte polarizzazione. Il 24% delle PMI investe intensamente nel digitale in tutte le aree aziendali e un ulteriore 27% lo fa in modo selettivo nelle aree considerate prioritarie. Dall’altro lato, il 22% investe poco perché ritiene il digitale marginale nel proprio settore, il 9% considera i costi sproporzionati rispetto ai benefici attesi, il 4% non ne comprende i benefici e il 14% non investe affatto.

Le aree più digitalizzate restano amministrazione, finanza e controllo, marketing e vendite, produzione di beni e progettazione di servizi. Sono invece ancora poco presidiate la gestione delle risorse umane e i processi di innovazione.

Sul fronte tecnologico, le PMI stanno soprattutto colmando ritardi infrastrutturali: il 56% ha investito nel Cloud nel triennio 2023-2025 e la quota prevista sale al 91% nel periodo 2026-2028. Le tecnologie emergenti restano invece lontane: il 91% delle PMI non ha sostenuto spese né le prevede per blockchain, realtà aumentata, realtà virtuale e quantum computing.

Ricerca e sviluppo: ancora troppo debole la propensione all’innovazione

L’attività di Ricerca e Sviluppo resta poco strutturata. Il 47% delle PMI non ha svolto attività di R&S negli ultimi tre anni, né interna né esternalizzata. Solo il 15% fa Ricerca e Sviluppo in maniera sistematica. Anche la tutela della proprietà intellettuale è limitata: meno di due imprese su dieci hanno depositato brevetti o registrato marchi.

Più di una PMI su tre non ha sviluppato alcuna forma di innovazione negli ultimi tre anni. Tra chi innova, prevale l’innovazione di processo, seguita da prodotto e servizio. Solo il 10% ha lavorato contemporaneamente su tutte e tre le dimensioni.

I principali ostacoli sono la concorrenza con altre priorità aziendali e la mancanza di risorse. Solo il 27% delle PMI dichiara di non aver incontrato ostacoli.

A pesare è anche la scarsa apertura all’ecosistema: solo un terzo delle PMI ha avviato collaborazioni con attori esterni per la R&S negli ultimi tre anni, mentre il 55% non lo ha fatto né intende farlo. Startup, piattaforme di Open Innovation e hub di innovazione restano partner rari, con tassi di collaborazione attiva inferiori al 5%.

“Le PMI non possono affrontare da sole una trasformazione di questa portata”, prosegue Rorato, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano. “Serve un ecosistema che diventi una vera estensione dell’impresa: università, centri di ricerca, innovation hub, fornitori tecnologici, professionisti e imprese della filiera devono aiutare le PMI non solo a comprare servizi, ma anche a elaborare nuove visioni e supportarle nei processi decisionali. Occorre che la comunicazione sia più efficace, che siano evidenziati in modo più chiaro e misurabile gli impatti di un investimento tecnologico, che la tecnologia non è sempre molto costosa, che chi propone la tecnologia comprenda di più la strategia e le necessità dell’azienda cliente. Il nodo non è solo finanziare l’innovazione, ma renderla comprensibile, accessibile e praticabile.”

Le PMI innovative mostrano la strada

In questo quadro fanno eccezione le PMI innovative, oltre 3.100 realtà secondo i dati del Registro Imprese aggiornati a febbraio 2026. Il confronto con le PMI tradizionali evidenzia comportamenti più evoluti e una maggiore capacità di mettere a terra l’innovazione.

Il 49% delle PMI innovative ha introdotto contemporaneamente innovazioni di processo, prodotto e servizio nell’ultimo triennio. Il 42% ha presentato domande di brevetto. L’80% ha assunto personale con dottorato di ricerca, laurea STEM o diploma ITS. L’84% collabora con università, centri di ricerca e imprese in progetti di ricerca e sviluppo.

Le PMI innovative dimostrano quindi che l’innovazione non è solo una questione di tecnologia, ma di metodo: investire in competenze, proteggere la conoscenza, collaborare con l’ecosistema e trasformare la R&S in una componente stabile del modello aziendale.

Formazione: solo il 7% ha avviato percorsi strutturati sull’AI

Il tema delle competenze resta uno dei punti più critici. Solo il 46% delle PMI italiane svolge attività di valutazione delle competenze e solo il 40% redige periodicamente piani formativi per il personale, al netto della formazione obbligatoria. Anche quando i piani esistono, spesso non vengono aggiornati regolarmente e il monitoraggio dell’efficacia resta informale.

Sul fronte dell’Intelligenza Artificiale, il ritardo è ancora più evidente: solo il 7% delle PMI ha avviato programmi strutturati di formazione per i collaboratori. Anche in questo caso alcuni operatori dell’ecosistema devono agire per rendere la formazione compatibile con le esigenze lavorative delle piccole imprese, soffocate dalla quotidianità, sensibilizzare le aziende sulla necessità di adoperare la formazione, compresa quella finanziata, ancora poco adoperata, come leva di competitività. La rivoluzione non è solo tecnologica ma culturale.

 

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L’edizione 2026 dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI della POLIMI School of Management è realizzata con il supporto di Banca Sella, Golden Group, Innovation4HR, Deloitte Private, Rastan Consulting, Unappa Servizi. 

Ai progetti di Ricerca hanno inoltre contribuito: Cisco, ANCL – Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro, AssoSoftware – Associazione Italiana Produttori Software, CeFor | SEAC, Confartigianato Imprese Lombardia, FonARCom, Foncoop, Fondartigianato, Fonditalia – Fondo Formazione Italia, FondoProfessioni, Formula Coach, Golden Group, Innovation4HR, MADE Competence Center Industria 4.0, Solco, Wesionary Servizi. 

Infine, all’Osservatorio hanno fornito la preziosa collaborazione: Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Agenzia ICE, ANFIA Associazione Nazionale Filiera Industria Automotive, ANIE Automazione, Anitec-Assinform, A.P.I. Associazione Piccole e Medie Industrie, Assintel, Assomac, AssoSoftware - Associazione Italiana Produttori Software, CL.uster Agrifood Nazionale – CL.A.N., Confartigianato Lombardia, Confesercenti, Dintec–Consorzio per l’innovazione tecnologica, EIT-Manufacturing, Federalimentare, UNIC - Concerie Italiane, ARTES 4.0 Competence Center, CIM 4.0 Competence Center, Cyber 4.0 Competence Center, MADE Competence Center Industria 4.0, Meditech Competence Center, SMACT Competence Center, START 4.0 Competence Center, CSMT Innovation Hub, Digital Innovation Hub Campania, Cicero DIH Lazio, EDI Confcommercio, HIX – Harmonic Innovation Xcelerator s.r.l., InnexHub – DIH Brescia, I&T Hub – Innovation & Technology Hub, Digital Innovation Hub Lombardia, Digital Innovation Hub Marche, Punti Impresa Digitale, SMILE Digital Innovation Hub, Sportello Azienda Digitale, Digital Innovation Hub Umbria, Digital Innovation Hub Vicenza.



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Gli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano nascono nel 1999 con l’obiettivo di fare cultura in tutti i principali ambiti di Innovazione Digitale. Oggi sono un punto di riferimento qualificato sull’Innovazione Digitale in Italia che integra attività di Ricerca, Comunicazione e Aggiornamento continuo. La Vision che guida gli Osservatori eÌ che l’Innovazione Digitale sia un fattore essenziale per lo sviluppo del Paese. La mission eÌ produrre e diffondere conoscenza sulle opportunità e gli impatti che le tecnologie digitali hanno su imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini, tramite modelli interpretativi basati su solide evidenze empiriche e spazi di confronto indipendenti, pre-competitivi e duraturi nel tempo, che aggregano la domanda e l’offerta di Innovazione Digitale in Italia. Gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, analizzando i risultati ottenuti nel periodo 2019-2024, hanno promosso la cultura dell’innovazione digitale in Italia e all’estero, collaborando con 10 Ministeri, 23 istituzioni, oltre 1.100 imprese e più di 400 startup internazionali. Hanno pubblicato più di 260 articoli scientifici citati 4.000 volte, coinvolto più di 2.000 studenti e organizzato 300 convegni con oltre 170.000 partecipanti. Sono stati attivamente impegnati in 15 progetti finanziati, contribuendo allo sviluppo di strategie e soluzioni per l’innovazione a livello europeo. Negli ultimi 5 anni, le loro ricerche sono state riprese oltre 38.000 volte dai media.

Le attività sono svolte da un team di circa 200 tra professori, ricercatori e analisti impegnati su 60 differenti Osservatori che affrontano i temi chiave dell'Innovazione Digitale nelle Imprese (anche PMI) e nella Pubblica Amministrazione: 5G & Connected Digital Industry, Agenda Digitale, Artificial Intelligence, B2b Digital Commerce & Experience, B2b Payments, Blockchain & Web3, Business Travel, Center for Digital Envisioning, Center for Digital Regulation Strategy, Cloud Ecosystem & Sovereignty, Connected Vehicle & Mobility, Contract Logistics “Gino Marchet”, Cybersecurity & Data Protection, Data & Decision Intelligence, Data Center, Design Thinking for Business, Digital & Smart Infrastructures, Digital & Sustainable, Digital B2b, Digital Content, Digital for Kids & Teens, Digital Identity & Wallet, Digital Transformation Academy, Droni e Mobilità Aerea Avanzata, eCommerce B2c, European Digital Tech Watch, European Logistics Observatory, Fintech & Insurtech, Food Sustainability, FUTURES | Sense Making by System Thinking, HR Innovation, Innovative Payments, Innovative Robotics,  Innovazione Digitale nel Retail, Innovazione Digitale nelle PMI, Innovazione Digitale per la Cultura, Intelligent Business Process Automation, International Observatory on Electronic Invoicing, Internet Media, Internet of Things, Life Science Innovation, Longevity & Silver Economy, Omnichannel Customer Experience, Platform Thinking Hub, Professionisti e Innovazione Digitale, Quantum Computing & Collaboration, Retail Media, Sanità Digitale, Smart AgriFood, Smart City, Smart Working, Smart Working nella PA,  Space Economy, Startup & Scaleup Hi-tech, Startup Thinking, Supply Chain Finance, Supply Chain Planning, Tech Company, Travel Innovation, XR Technologies & Immersive Experience.

Caricato il 20/05/2026