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L’evoluzione del Social Media Manager: “Un brand non deve esserci per forza, ma solo se serve e se la sua audience è presente”
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L’evoluzione del Social Media Manager: “Un brand non deve esserci per forza, ma solo se serve e se la sua audience è presente”
Un approccio social più votato allo storytelling e che ben si presta, ad esempio, ad ambienti come TikTok, ma anche adattamento, studio costante del target, selezione dei canali, tone of voice e il processo per veicolare i contenuti sulle diverse piattaforme valorizzando al meglio il messaggio
Nel 2022 in Italia si è registrata una crescita pari al 5,4% dell’onboarding di nuovi utenti sulle piattaforme, alzando a 71,6% la percentuale di chi utilizza i social sul totale della popolazione. I fruitori accedono mediamente a sei differenti piattaforme ogni giorno: un dato importante, seppur inferiore alla media globale, che evidenzia come multicanalità e fruizione omogenea di più ambienti digitali siano ormai elementi imprescindibili nell’attività giornaliera degli utenti
Milano, 24 maggio 2022 - Adattamento, studio costante del target, selezione dei canali, tone of voice e il supporto a un processo di "umanizzazione" delle aziende. Sono questi i capisaldi che caratterizzano i nuovi Social Media Manager secondo Chiara Landi, Head of digital marketing di Pro Format Comunicazione e Docente dei master area Marketing della 24ORE Business School, anche alla luce del report condotto in collaborazione con Hootsuite, partner della Scuola di Formazione.
Nel 2022 in Italia si è registrata una crescita pari al 5,4% dell’onboarding di nuovi utenti sulle piattaforme, alzando a 71,6% la percentuale di chi utilizza i social sul totale della popolazione. Secondo il report di WeAreSocial 2022 l’Italia fa registrare una media di sei differenti piattaforme fruite mensilmente dagli utenti Internet.
La pluralità di canali diventa, di conseguenza, un pilastro dell’attività del Social Media Manager nell’ottica di curare al meglio la presenza online delle aziende: nasce da qui la necessità di non disperdere l’efficacia del messaggio, ma di saper invece adattare lo stesso a seconda del mezzo impiegato.
“Le evidenze certificano, ad ogni modo, quanto la multicanalità e l’utilizzo omogeneo delle piattaforme siano ormai elementi conclamati e una discriminante imprescindibile dell’attività giornaliera degli utenti sui social. La prima regola è adattare il messaggio al canale, dal copy al visual, senza copiare e incollare lo stesso post nelle diverse piattaforme. Senza una profonda conoscenza del mezzo in cui andiamo a pubblicare e senza sapere cosa cercano gli utenti, sarà molto difficile farlo correttamente”, ha spiegato Chiara Landi, Head of digital marketing di Pro Format Comunicazione e Docente dei master area Marketing della 24ORE Business School. “È fondamentale anche lo studio del target: cerchiamo di capire chi leggerà il nostro post su quel canale. Su Facebook ci aspettiamo un target più adulto, ma non solo. Anche se il target è lo stesso, su Instagram gli utenti saranno preparati ad una determinata tipologia di contenuto, su LinkedIn ad un’altra. Studiamo bene i target delle diverse piattaforme, ma anche il loro comportamento”.
Adattamento e studio costante del target sono quindi i primi elementi chiave per adattare un contenuto e veicolarlo al meglio nei diversi ambienti digitali. Un dato che emerge dal report di WeAreSocial e di cui tenere conto in questo senso è legato al tasso di utenti che si sentono rappresentati dall’advertising in cui si imbattono sui diversi canali. La media globale è del 17.3%, mentre l’Italia è nelle posizioni più basse di questa classifica con la percentuale di 8.2%. La multicanalità pone anche il bisogno di studiare e selezionare con cura i canali su cui posizionarsi.
Un altro caposaldo per adattare i contenuti alle piattaforme sta nel processo di “umanizzazione” delle aziende: questo si traduce in un approccio social più votato allo storytelling e che ben si presta, ad esempio, ad ambienti come TikTok.
“Un altro concetto molto importante è quello del «non esserci»: se il pubblico o la nicchia di mercato non è presente su un social, non si è obbligati a seguire le tendenze e a pubblicare ovunque. In sostanza, un brand non deve esserci per forza, ma solo se serve e se la sua audience è presente. Continuità e tono di voce giocano allo stesso tempo un ruolo rilevante: il brand deve adattare il suo messaggio ai diversi canali, ma deve farlo mantenendo lo stesso tone of voice, per rimanere coerente ai valori che esprime”, ha spiegato ancora Chiara Landi, Head of digital marketing di Pro Format Comunicazione e Docente dei master area Marketing della 24ORE Business School. “Valutiamo attentamente quando un’azienda ha bisogno di essere «umanizzata». Un caso interessante? La founder di una nota azienda di pasta italiana che su TikTok racconta ogni giorno la sua vita nell’azienda di famiglia, le campagne pubblicitarie dell’azienda e la produzione della pasta. Su Facebook l’azienda continua a pubblicare, ma senza la presenza della figlia imprenditrice”.
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