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Plusvalenze, parametri zero e Financial Fair Play: il dietro le quinte del Calciomercato
Plusvalenze, parametri zero e Financial Fair Play: il dietro le quinte del Calciomercato
Nella sua doppia sessione estiva e invernale, il Calciomercato rappresenta uno dei momenti più attesi da tifosi e addetti ai lavori. Ma oltre alle mere curiosità, ci sono adempimenti regolamentari e finanziari che si celano dietro le compravendite. I punti di vista di tre diversi player: il club, l’agente e l’advisor
Milano, 22 aprile 2022 - Le plusvalenze nell’ambito del calciomercato sono cresciute costantemente negli ultimi anni, arrivando a generare fino a 800 milioni di euro di impatto economico all’interno dell’ecosistema calcistico nella stagione 2019-2020, l’ultima prima dell’avvento della pandemia, pari a quasi il 25% del valore topline del calcio professionistico italiano. È stato questo il punto di partenza della Open Lesson in tema di economia e finanza del calciomercato, organizzato dalla 24ORE Business School all’interno del Master Economia e Finanza del Calcio Professionistico.
Plusvalenze
Al di là dell’aspetto sportivo, le plusvalenze nel comparto calcistico sono sempre più importanti e rilevanti dal punto di vista finanziario e rappresentano, al pari di sponsor, ricavi da stadio e diritti televisivi, una delle principali fonti di guadagno attuale dei club.
“Le plusvalenze sono cresciute tantissimo a livello di valore negli ultimi anni. È un’attività ordinaria dei club che è passata dal generare circa 400 milioni di impatto nella stagione 2014/15, fino a 800 milioni di euro nell’ultima stagione pre pandemia. Sono un core business nel calcio e hanno una magnitudine molto forte, oltre ad aiutare il sostentamento delle società calcistiche”, ha commentato Francesco Luca Morrone, Senior Manager Coordinatore PwC Deals Sport & Entertainment.
La plusvalenza ha innanzitutto due varianti: può derivare o dalla crescita di un calciatore proveniente dal vivaio di un club e dalla sua successiva cessione, oppure si può realizzare tramite un lavoro di scouting che porti ad individuare e ad acquistare a un determinato prezzo un calciatore che ha già fatto intravedere le sue potenzialità in forma embrionale, valorizzarlo e rivenderlo a un valore più alto determinando così un effetto economico positivo per le casse del club.
C’è da precisare che, preliminarmente alle plusvalenze, al momento dell’acquisto avviene la registrazione del calciatore come asset e immobilizzazione immateriale della società. I calciatori sono infatti, da questo punto di vista, un unicum nel panorama economico-aziendale di qualsiasi business: sono dipendenti della società a tutti gli effetti, in un rapporto di lavoro subordinato che esplica i suoi effetti a bilancio nei costi del personale, mentre, dal punto di vista contabile, rappresentano un asset societario che viene ammortizzato sulla base della durata contrattuale del rapporto tra club e giocatore. La plusvalenza si concretizza così nel valore stabilito dalla differenza tra il prezzo di cessione e il valore netto contabile residuo.
“Le plusvalenze hanno ultimamente assunto una connotazione negativa, ma ci terrei a cambiare questa tendenza che porta a una demonizzazione tout – court delle stesse plusvalenze. Sono in realtà un meccanismo fisiologico che rende attuabile un modello di business attraente ed efficiente per le società che si impegnano nella compravendita dei giocatori, ovvero quello incentrato sulla valorizzazione e la rivendita del calciatore. In linea di principio sono, dunque, componenti positive”, ha spiegato Valerio Casagrande, Chief Financial Officer del Parma Calcio e Coordinatore Scientifico del Master Economia e Finanza del Calcio Professionistico della 24ORE Business School.
I parametri zero
Fino a qualche anno fa, per un calciatore, andare a scadenza di contratto era piuttosto raro. La situazione ha poi subìto un'inversione di tendenza, diventando quasi “normale”, soprattutto per calciatori di alto profilo. Oggi, invece, anche per i top player andare a scadenza è quasi un rischio.
“È un meccanismo che coinvolge e penalizza tutti: è un problema per il club che perde il giocatore, anche se il tesserato difficilmente andrà a guadagnare meno di quello che percepiva prima, così come gli agenti che andranno e percepire comunque le commissioni stabilite. Dal punto di vista delle società, alcuni club dopo e duramente la Pandemia non sono più stati in grado di accontentare le richieste dei giocatori in rosa e pertanto questo ha facilitato l’aumento dei casi di parametri zero, ovvero di giocatori che sono andati a scadenza”, ha spiegato Valerio Giuffrida, agente e Co - Fondatore Agenzia GG11.
Financial Fair Play: l’indice di liquidità e il salary cap
Un terzo tema sempre più alla ribalta per il comparto economico-finanziario del calciomercato è quello relativo al Financial Fair Play e ai paletti posti ai club dai massimi organi del calcio italiano e mondiale come Figc, Uefa e Fifa. Tra gli strumenti esistenti per rendere più sostenibile il calcio, figurano il salary cap e l’indice di liquidità.
“È evidente che il calciomercato sia cambiato negli ultimi anni. Prima le logiche erano prettamente sportive, adesso con il financial fair play si seguono nuove logiche più finanziarie. La finanza è entrata nel calcio e ha portato il settore e i club a seguire anche altre esigenze, legate ad esempio al breakeven, uno dei requisiti del fair play finanziario”, ha spiegato ancora Valerio Giuffrida, agente e Co - Fondatore Agenzia GG11.
Il salary cap si presenta come uno strumento già ampiamente diffuso nello sport americano, che si è tradotto nella Serie B italiana in una forma stringente, adeguando i costi dei giocatori ai ricavi delle società. Per quanto riguarda poi l’indice di liquidità, si tratta di un indicatore che si sottrae alle plusvalenze e ai valori di iscrizione dei calciatori, in quanto legato ad aspetti finanziari piuttosto che reddituali.
L’ultimo aspetto discusso è di tipo regolamentare-fiscale: si lega alle cause, di natura finanziaria, che fanno scaturire la tendenza ad acquistare calciatori stranieri a discapito di quelli italiani.
“Questo aspetto può avere varie concause, due delle quali possono essere al centro di interventi per ovviare al problema: ricalibrare i requisiti di applicazione del Decreto Crescita e porre in atto un cambiamento storico del ruolo della Stanza di Compensazione della Lega, che si basa sul meccanismo delle fideiussioni, presente solo in Italia, per garantire la tutela dei creditori nelle operazioni tra club italiani”, ha concluso Valerio Casagrande, Chief Financial Officer del Parma Calcio e Coordinatore Scientifico del Master Economia e Finanza del Calcio Professionistico della 24ORE Business School.
All’incontro hanno preso parte Valerio Casagrande - Chief Financial Officer del Parma Calcio e Coordinatore Scientifico del Master Economia e Finanza del Calcio Professionistico della 24ORE Business School - insieme all’agente Valerio Giuffrida e all’advisor Francesco Luca Morrone, per approfondire temi economico-finanziari prendendo in esame le prospettive di un club, quelle dei procuratori e dei calciatori.
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Caricato il 22/04/2022